Tim Tzouliadis - I dimenticati: la storia degli americani credettero a Stalin
i dimenticati.jpg
Il libro ripercorre la storia del sogno di alcuni statunitensi che partirono per la terra "paradiso dei lavoratori" e si ritrovarono poi intrappolati in fondo al pozzo che fu il delirio violento dell'epoca dello stalinismo.
Il periodo coperto dal libro va dagli anni '30 circa ai primi anni '60, ed è scritto a mio avviso piuttosto bene; nel senso che non ha lo stampo e la seriosità di un saggio ma non è nemmeno frivolo come un romanzo. E' un libro molto denso e in maniera curiosa riporta delle vicessitudini sia di persone comuni sia di personaggi illustri (e tra questi, in maniera piuttosto frequente, anche dei vari ambasciatori USA).
La bibliografia, che contiene anche le note (unica pecca fastidiosa), è di oltre 100 pagine, tra cui simpaticamente ho notato anche un libro di Lazlo Bekezi. Sicuramente la userò per tirare fuori qualche altra pubblicazione da leggere!
Consigliato, si mangia in qualche giornata.
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.
Ne ho letto uno similare sui lavoratori della Ford che aderirono agli inviti dello zio Giuseppe. Quando si accorsero che "qualcosa non andava" essendo americani chiesero il rimpatrio. Questo automaticamente fece di loro delle spie e dei nemici del popolo inviati prontamente in "amene e fresche località" di villeggiatura.
Ho un ricordo particolare delle vicissitudini di uno di questi e della sua liberazione dopo un paio di anni perchè gravemente malato. Era stato prelevato con la sola tuta da ginnastica che aveva addosso e dopo 2 anni ancora quella aveva solo che essendo malato di dissenteria era in condizioni che vi lascio immaginare. Al momento del rilascio (credo tramite croce rossa) gli fecero firmare dei documenti in cui dichiarava di essere stato trattato "principescamente" e gli fornirono una doccia ed un cambio di abiti.
Appena buttò la tuta a terra questa venne subito raccolta da un altro prigioniero che la indossò prontamente, lui doveva rimanere ancora li. Partito che pesava circa 90 chili al rilascio ne pesava circa la metà.
http://cesimmunizioni.eu
Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra.
Andrea58 ha scritto:
Ne ho letto uno similare sui lavoratori della Ford che aderirono agli inviti dello zio Giuseppe. Quando si accorsero che "qualcosa non andava" essendo americani chiesero il rimpatrio. Questo automaticamente fece di loro delle spie e dei nemici del popolo inviati prontamente in "amene e fresche località" di villeggiatura.
Ho un ricordo particolare delle vicissitudini di uno di questi e della sua liberazione dopo un paio di anni perchè gravemente malato. Era stato prelevato con la sola tuta da ginnastica che aveva addosso e dopo 2 anni ancora quella aveva solo che essendo malato di dissenteria era in condizioni che vi lascio immaginare. Al momento del rilascio (credo tramite croce rossa) gli fecero firmare dei documenti in cui dichiarava di essere stato trattato "principescamente" e gli fornirono una doccia ed un cambio di abiti.
Appena buttò la tuta a terra questa venne subito raccolta da un altro prigioniero che la indossò prontamente, lui doveva rimanere ancora li. Partito che pesava circa 90 chili al rilascio ne pesava circa la metà.
Anche in questo si fa spesso menzione allo stabilimento FORD di Gorky e alla FORD in generale, prima e durante la guerra; ai reclutamenti della Amtorg ma anche semplicemente ai disperati che stavano crepando di fame negli Stati Uniti e vedevano la Russia sovietica come la terra promessa.
Per quanto riguarda il rimpatrio nel libro se ne parla moltissime volte e fa un quadro preciso dei problemi riguardanti i passaporti (ritirati o gettati dagli stessi propietari), al cambio di cittadinanza e alle visite all'ambasciata USA.
Non manca naturalmente la parte dedicata ai "soggiorni climatici" alla Kolyma e alla corsa all'oro sovietica.